“Appello agli amici INTERISTI di buon cuore: se stasera andate allo stadio, visto che grazie al geniale Moratti prima della partita sfileranno in campo venti bambini ROM sgomberati da quei cattivoni del Comune di Milano……. FISCHIATE!!!!!!” Queste le parole di Matteo Salvini, capogruppo della Lega Nord in Lombardia qualche ora prima della partita Inter – Barcellona dello scorso 20 Aprile.
I bambini, tutti compresi tra i sette e i nove anni, sono stati scelti tra quelli sgomberati con le loro famiglie dagli insediamenti di via San Dionigi e del cavalcavia Bacula, e ora ospitati dalla Casa della carità di don Virginio Colmegna. Per loro una giornata particolare. Sono stati accolti a San Siro nel pomeriggio, hanno fatto merenda ed hanno vestito la maglia dell’Inter, scendendo in campo con i giocatori. Subito dopo sono saliti in tribuna.
E non si è sentito alcun fischio.
Gli esperti di calcio erano concordi e sentenziosi: l’Inter non ha gioco, non supererà il girone eliminatorio, non ha la mentalità vincente in Europa, verrà asfaltata dal Chelsea, non ha speranze contro i campioni del Barcellona. Ha un allenatore mediocre.
Piano piano le argomentazioni degli antipatizzanti interisti stanno cadendo. L’eventuale vittoria della coppa toglierebbe loro anche lo sfottò dei quarant’anni di insuccessi in Coppa dei Campioni.
L’Inter ha giocato una partita quasi perfetta, tatticamente è sembrata una partita a scacchi. Sulla carta i pedoni dell’Inter erano sfavoriti contro i cavalli, gli alfieri e le torri del Barca. Ma erano regine travestite da pedoni che hanno sorpreso l’avversario e l’hanno messo sotto scacco. La partita non è ancora vinta, mancano ancora 90 minuti, i più difficili.
In ogni caso “o andiamo a Madrid oppure torniamo a casa con la testa molto, molto alta”.
Non ostenta superiorità, non mostra superbia.
E’ un ragazzo umile che fa cose difficili con semplicità.
E’ il miglior giocatore del mondo, ha 22 anni, e Saviano lo racconta così.
Alpino, durante la Seconda Guerra Mondiale aveva combattuto sul Fronte Russo come ufficiale della divisione Julia: su un gruppo di 53 ufficiali sarà uno dei tre superstiti.
Il mondo si accorse di lui dopo la Partita della Lattina. L’inter aveva perso 7-1 e fece ricorso. L’UEFA non contemplava il principio della responsabilità oggettiva, secondo cui una società deve rispondere del comportamento dei suoi tifosi. Prisco riuscì ad ottenere l’annullamento dell’incontro, che si sarebbe rigiocato su campo neutro. L’intera Germania insorse.
Buon compleanno Peppì.
Era il gennaio del 1983 quando chiese a Nilton Santos, suo compagno nel Botafogo, un ultimo desiderio: prendere il pullmino e andare ad allenarsi «Giusto per tirare ancora un calcio al pallone».
Manè Garrincha stava morendo solo e dimenticato da quel mondo che lo aveva eletto a mito.
La vita probabilmente gli stava scorrendo davanti: successi, gloria, emozioni. Ma anche problemi fisici, alcool e solidi. All’apice della carriera e fresco campione del mondo, chiese alla sua nazione, il Brasile, di aprire le gabbie e far volare gli uccelli liberi. Il passero, per tutti l’angelo dalle gambe storte e l’Alegria do Povo nasceva oggi, 76 anni fa.